blognotizie.info 27 Mag 2017


Direzione Pd, Renzi: chi perde rispetti voto

17 Febbraio 2017, 12:45 | Amalia D'elia

Gli sviluppi delle vicende del Pd napoletano, quindi anche regionale, dipenderanno in massima parte da ciò che accadrà nella odierna direzione nazionale del partito. Lo ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, alla direzione del partito. "Io - prosegue - voglio bene al Pd finché è il Pd, se diventa PdR (Partito di Renzi, ndr) non gli voglio più bene". "Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie, non faccia quanto avvenuto a Roma". Ipotesi questa che vede d'accordo la minoranza dem con gli altri big del Partito che, da Orlando a Delrio, restano uniti nel difendere la necessità di un confronto "aperto e plurale" e che, come ha sottolineato il ministro Martina "lavori alla costruzione di un campo democratico prima di parlare di legge elettorale".

"Uno degli elementi che sicuramente accomuna me e il movimento politico di De Magistris riguarda l'importanza della partecipazione dal basso alla costruzione dei programmi e alla loro applicazione", ha detto Emiliano. "Ma il punto è se la tua politica sia quella giusta per sconfiggere la destra". Renzi conclude la relazione, con cui si dispone al congresso in tempi brevi, con un riferimento ai possibili suoi competitor.

"Agli amici e compagni della minoranza dico: mi spiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai i nostri avversari, per noi gli avversari sono fuori da questa stanza", dice.

I fatti lasciano indovinare, invece, che De Luca - molto lucidamente ed altrettanto correttamente - continuerà a sostenere Renzi come e più di prima. Ci sono le riforme istituzionali da riprendere in mano, come spiega Fassino.

Crash Bandicoot N. Sane Trilogy: Svelata la data di lancio
Una data di release nemmeno troppo lontana, che conferma che i lavori sono quindi ad un ottimo punto. La disposizione di queste sembra ricordare proprio una data, composta da giorno, mese e anno.

Se a questi però aggiungiamo i parlamentari che fanno riferimento a Franceschini (90), i renziani non ortodossi (20), gli ex popolari (8), quelli dell'area Martina che seguono Cesare Damiano (25) e quelli vicini a Gentiloni (5), si arriva ad un totale di circa 278 tra senatori e parlamentari, una maggioranza all'interno del Pd. Ma proprio questo probabile ritorno di un Renzi con pieni poteri è destinato ad accelerare una decisione sulla permanenza del Pd da parte dei due personaggi che incarnano l'anima "post-comunista", Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Piero Fassino rileva che se passa il primo non si vota il secondo.E così è: il documento della sinistra non è stato messo in votazione perché superato dall'approvazione del primo. "Siamo a un bivio molto serio", ha dichiarato Bersani. Come conseguenza l'ex segretario sostiene di tenere il Congresso da giugno all'autunno, proprio per decidere come affrontare tali argomenti.

Congresso ad aprile? Si rischia la scissione "Io escludo che nel tuo ragionamento tu volessi andare al congresso ad aprile". "Non si capisce come si può andare al voto senza una legge elettorale che può garantire un minimo di governabilità".

Dunque la minoranza non può accusare Renzi di voler fare un congresso farsa solo perché cerca di accelerare i tempi sperando di avere rivali meno conosciuti e meno popolari. Renzi e Emiliano, ovvio, non si sono incontrati.

"Caro segretario, caro Pier Luigi, quale bene può venire al Paese, all'Europa, ai valori attorno a cui un popolo intero si è riconosciuto e alle conquiste che abbiamo strappato dalla divisione di una comunità e dalla lacerazione di una storia comune?" E così si torna alla fine di aprile. Lo slogan è di quelli che l'ex premier sfodera sempre al momento giusto, da decisionista risoluto. Se Renzi, dopo la batosta del 4 dicembre, avesse forzato per portare il Paese alle elezioni anticipate, senza mettersi in discussione, obiettivamente un listone alla sua sinistra sarebbe stato comprensibile.



Altre Notizie