blognotizie.info 26 Febbraio 2017


Renzi va veloce al congresso ma Bersani avverte: "Non siamo il PdR"

17 Febbraio 2017, 11:29 | Amalia D'elia

Renzi: ok su congresso, chi perde non scappi con pallone

Vi racconto il contropiede di Matteo Renzi nella direzione Pd

Se significa prendere un po' di tempo per fare un'istruttoria dentro il partito e per cercare di evitare questa lacerazione va bene tutto, ma non credo che sia quella la soluzione del problema, la soluzione del problema è se c'è finalmente l'iniziativa politica di questa generazione che è stata troppo silente. D'altra parte un partito vero e proprio di Renzi fuori dal Pd non avrebbe prospettive.

C'è mancato poco, a un certo punto, che la direzione del Pd si trasformasse in un processo al Segretario. "Il referendum l'ho perso e mi sono dimesso". Qui non e' questione di calendario, il calendario e' una tecnica. Un messaggio chiaro verso chi da mesi, ancora prima del referendum, ha avanzato ipotesi di scissione dal Pd a guida Renzi. Qualcuno può dire che è migliorato?

Senza scomodare David Cameron, che dopo una sconfitta più lieve in termini numerici sulla Brexit si è ritirato a vita privata a poco più di 40 anni, in nessun partito occidentale un leader può fare una mossa del genere senza apparire eversivo in primo luogo agli occhi dei suoi militanti.

E proprio il ministro della Giustizia Orlando ha parlato della scissione, definendola qualcosa che "ha già prodotto grandi danni nella storia della sinistra". Venite, partecipate. È inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia": "scrive così Renzi sottolineando l'invito a "prepararci a vivere il congresso non come scontro sulle poltrone, ma come confronto di idee". Siamo a un bivio. Orfini tocca i temi economici: "Oggi non è una bestemmia dire "più Stato nell'economia": non è più il momento di privatizzare o di abbassare le tasse "ogni tanto", come è stato fatto fino ad ora". Quanto a domenica, "non so se andrò all'assemblea".

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Quest’anno è arrivato subito dietro l’omone di origini croate, con ben 21 gol e distante anni luce dai 35 del leader.

L'orecchio allenato alle sfumature ha colto, in alcuni interventi, persino una assonanza con il magistero di papa Francesco, proposto come suggestione "alta" per una riflessione meno superficiale. I commenti non devono necessariamente rispettare la visione editoriale de Il Sole 24 ORE ma la redazione si riserva il diritto di non pubblicare interventi che per stile, linguaggio e toni possano essere considerati non idonei allo spirito della discussione, contrari al buon gusto ed in grado di offendere la sensibilità degli altri utenti.

È per questo che uno dei candidati più papabili sembrerebbe Matteo Renzi, incapace di assumersi le responsabilità di un governo fallimentare ed insoddisfacente.

Ma il pericolo della scissione è tutt'altro che scongiurato anche in caso di congresso anticipato. Così, una volta che è ancora più logorato, provano a dargli la spallata finale. Mi dispiace se io sono il vostro incubo. Anche perché anticipare crea effettivamente qualche problema. Le primarie per il segretario, spiegano al Nazareno, devono essere concluse almeno una settimana prima che inizi la campagna per le amministrative. Già, perché con l'uscita del grosso dell'ala ex Ds, il partito così come l'abbiamo conosciuto finirebbe, è inutile prendersi in giro.

La Direzione del Pd ha approvato con 107 sì, 12 no e 5 astenuti l'ordine del giorno, a prima firma Franco Mirabelli, che approva la relazione di Matteo Renzi e invita il presidente a convocare l'Assemblea per avviare l'iter congressuale da svolgersi con le stesse regole del 2013. Non sarà eletto alcun reggente. Davvero si pensa che le politiche sul lavoro, o sulla scuola potrebbero essere più efficaci con due Pd che continuerebbero la loro faida da vicini di casa invece che da separati in casa? Pure sul fronte occupazione i dati non sono confortanti: il tasso di disoccupazione infatti è destinato a rimanere stabilmente sopra l'11%: dopo l'11,7% del 2016 dovrebbe ridursi dello 0,1% quest'anno e scendere a 11,4% nel 2018. Ecco, questa la faccenda centrale, citata anche da Renzi nel corso dei suoi interventi: "A tutto c'è un limite, i nostri non capirebbero nuovi rinvii". Si può fare, e senza sfasciare il Pd.



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