blognotizie.info 30 Aprile 2017


Biotestamento, paziente potrà rinunciare a terapie

19 Aprile 2017, 04:22 | Alberto Lambruschi

Diritti

Diritti

Nel testo entra il principio del divieto dell'accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia.

Via libera dell'Aula della Camera all'articolo 1 della proposta di legge sul Biotestamento.

In pratica, il comma soppresso recitava: "Il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l'abbandono terapeutico". A fronte del divieto di accanimento terapeutico, il paziente potrà sempre beneficiare di un'appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione di cure palliative.

A fronte del rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente "il medico non ha obblighi professionali".

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Poi ha aggiunto: "Grande solidarietà degli italiani che ci hanno sempre aiutato dal 24 agosto". Lo chiamano turismo dell'orrore, del macabro .

"Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico assistenziali". La modifica è contenuta in un emendamento del presidente della commissione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti. "Non abbiamo voluto inserire una previsione esplicita, con i medici che si dividono e dicono prima cosa faranno o non faranno, come avviene nella legge 194, perchè si è visto che quel sistema non ha funzionato, ha avuto dei limiti e per noi non è riproducibile in questo campo". La norma è frutto di un lavoro parlamentare che ha cercato un compromesso tra le varie sensibilità politiche presenti in Parlamento ed è stata approvata con il voto a favore del relatore di minoranza e di Forza Italia ma con l'astensione del Pd.

In base al testo, "il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico".

Ovviamente, il paziente potrà rivolgersi a un altro medico nell'ambito della stessa struttura sanitaria. Potrà cioè rifiutarsi di staccare la spina.



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