blognotizie.info 23 Mag 2017


Turchia: Orlando, preoccupati per esito referendum

20 Aprile 2017, 12:47 | Amalia D'elia

"Ma - aggiunge - non significa ingresso nell'Ue o assenza di preoccupazione per quanto dichiarato dall'Osce". Poi, parlando ad Ankara al gruppo parlamentare del suo Akp, ha aggiunto: "Appena i risultati del referendum saranno dichiarati ufficialmente, il leader fondatore dell'Akp, Recep Tayyip Erdogan, tornerà a far parte del partito". I Sì sono stati il 51,41% ed i No il 48,59%, con uno scarto di 1.124.091 voti.

Il cambiamento costituzionale in atto in Turchia "non mi rende un dittatore".

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L'ego ipertrofico di Erdogan reagirà a questa sconfitta come di fronte a un affronto personale perché ha costruito la propria carriera nel solco della rivincita contro l'elite turca laica, colta, europeista e ricca per eredità, concentrata nelle grandi città, lui che proviene da una famiglia di lavoratori dell'Anatolia provinciale e islamica. Se la giornata elettorale ha registrato un andamento regolare e ordinato, a fine giornata il Consiglio elettorale supremo ha emesso istruzioni che hanno modificato in modo significativo i requisiti di validità delle schede elettorali, "rimuovendo un'importante salvaguardia e contraddicendo la legge" si legge nella nota. Spaccatura di cui lo stesso Erdoğan sembra essere consapevole, che lo ha probabilmente spinto a deviare dai forti toni accusatori della campagna referendaria (dove aveva paragonato i sostenitori del No a dei terroristi) verso toni più concilianti, dichiarando che il risultato del referendum è una "vittoria per tutti i turchi". Egli ha espresso la convinzione che il referendum chiuda definitivamente il dibattito sulle modifiche costituzionali, lasciando ora spazio all'attuazione della riforma. E che da Berlino, ancora una volta, passeranno le scelte decisive per un nuovo orientamento nel destino tra Turchia ed Europa. Il Partito Popolare Repubblicano (CHP), principale partito di opposizione, ha inoltre presentato ricorso contro la decisione dell'YSK di considerare valide anche quelle schede che non riportavano il timbro delle commissioni di seggio, chiedendo così di cassare la consultazione. Questo disegno politico-legislativo, unito ai fattori di crisi che da tempo minano dalle basi la stabilità del paese, ha incrinato ancor più il già precario rapporto della Turchia con l'Europa, contro la quale è stata costruita buona parte della campagna elettorale dell'AKP, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo guidato da Erdoğan e sostenuto dai nazionalisti del MHP. Contrasti che, tuttavia, non hanno impedito a molti capi politici del continente un sostegno aperto al "Sultano", l'appoggio incondizionato da parte degli USA e la sottoscrizione di accordi a dir poco disumani come quello sulla regolamentazione del flusso dei richiedenti asilo.



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