blognotizie.info 24 Mag 2017


Gli italiani non sono più operai. Ma nemmeno borghesi

19 Mag 2017, 06:07 | Agostino Fabbiani

ANSA +CLICCA PER INGRANDIRE

ANSA									+CLICCA PER INGRANDIRE

Le classi storicamente "più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese" hanno perso la loro forza e, di conseguenza, la collettività ha perduto gli effetti delle loro spinte, da un lato quella verso l'equità sociale, dall'altro quella al cambiamento e all'evoluzione.È il ritratto di un Paese divenuto pressoché immobile, orfano dei pilastri del suo dinamismo, quello che emerge dal Rapporto Annuale 2017 dell'Istat.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione.

Una geografia del tutto nuova quella ridisegnata dell'Istat secondo la quale "la classe operaia" si ritrova "per quasi la metà dei casi nel gruppo dei 'giovani blue-collar', composto da molte coppie senza figli, e "per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri". Come detto il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle famiglie a basso reddito (1.600 euro mensili) con stranieri (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone); seguono le famiglie a basso reddito di soli italiani (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose "famiglie tradizionali della provincia" e il gruppo che riunisce insieme "anziane sole e giovani disoccupati". Per l'Istituto di statistica "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le disuguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

Esplodono classi sociali. "La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". La televisione occupa buona parte del tempo anche dei giovani che vivono in famiglie a basso reddito: quelle con stranieri (30,7% del tempo libero), le famiglie tradizionali della provincia (28,2%), le famiglie a basso reddito di soli italiani (28%). In un Paese, il nostro, che continua ad aggiudicarsi la maglia nera in Ue anche per i Neet, acronimo inglese che sta per giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione.

Brasile, il nuovo scandalo su Temer fa crollare real e borsa
I senatori del partito dei lavoratori, il cui fondatore è l'ex presidente Lula, hanno discusso del caso in una riunione notturna. I due hanno un accordo con la procura per svelare i tentativi di Temer di nascondere tutto sotto il tappeto.

Un primo elemento che offre la classificazione è la possibilità di collocare nei gruppi sociali anche le famiglie in cui la persona di riferimento è a vario titolo fuori del mercato del lavoro (ritirata, disoccupata, inattiva), non presa in considerazione nella classe sociale costruita sulla condizione lavorativa attuale delle persone occupate. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei 'jobless' dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. E negli ultimi otto anni, sono aumentati. Parliamo di 1,8 milioni di famiglie capeggiate per lo più da imprenditori, dirigenti e quadri con titolo universitario che si caratterizzano per una maggiore partecipazione politica/sociale e per un "comportamento culturale pervasivo". Secondo l'Istat, include include 1,8 milioni di famiglie per un totale di 4,6 milioni di individui.

I veri panda della società italiana sono gli operai. Così il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, nella presentazione del Rapporto annuale al Parlamento. Si riduce la mobilità sociale, sono scomparse le professioni intermedie e operai e artigiani sono sempre di meno.

ROMA Un popolo di pensionati e impiegati, che non si rispecchia più nelle classi sociali di un tempo ed esce faticosamente dalla crisi portandosi dietro diseguaglianze profonde.

Gli stranieri - Sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017, e prevalentemente vivono al Centro-nord. Nel 2016 l'incremento degli stranieri residenti è stato però molto modesto, 2.500 in più rispetto all'anno precedente: ciò si deve soprattutto all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015). I permessi per asilo e motivi umanitari attualmente rappresentano quasi il 10% dei permessi con scadenza (esclusi quindi quelli di lungo periodo), il doppio rispetto al 2013. Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne.



Altre Notizie